animali domestici e affidamento in caso di divorzio

Secondo un recente studio, nelle case degli italiani vivono almeno 60 milioni di animali domestici. Dai dati Eurispes relativi al 2016 emerge che il 22,5% degli italiani possiede un animale, il 13% due o tre animali, e infine il 7,4 % arriva a possederne dai quattro in su.
Ma qual è la sorte di questi animali quando il nucleo familiare viene meno a seguito della separazione o divorzio dei coniugi? Si tratta di capire a chi dovrà essere affidato l’animale domestico e chi dovrà provvedere al pagamento delle spese necessarie per il mantenimento.

Separazione, divorzio e animali domestici: chi decide per l’affidamento?

A dire il vero, non esiste ancora, ad oggi, una legge specifica che regoli l’affidamento degli animali domestici in caso di separazione dei coniugi o dei conviventi more uxorio.
In assenza di un accordo tra le parti, dovrà essere un Giudice a stabilire il coniuge al quale verranno affidati gli animali domestici e a quale dei due toccherà provvedere al pagamento delle spese per il loro mantenimento. Tale scelta dovrà necessariamente essere condotta tenendo come punto di riferimento un parametro ben preciso: il benessere materiale-spirituale-affettivo dell’animale domestico.
Nella giurisprudenza in materia sembrano essersi consolidati taluni orientamenti e principi:

  • l’affido dell’animale può avvenire, in alcuni casi, in modo esclusivo ad una delle parti, e all’altra viene concesso il diritto di visitare l’animale per alcune ore al giorno;
  • altra soluzione è l’affidamento condiviso dell’animale ad entrambi i coniugi, con l’alternanza dei periodi di possesso, disponendo in ipotesi che l’animale stia 6 mesi all’anno con una parte e gli altri 6 mesi con l’altra. In questo caso può essere concessa alla parte la facoltà, nel periodo in cui non ha con sé, di visitare l’animale e di tenerlo per due giorni alla settimana (così ha deciso, ad esempio, il Tribunale di Roma, 12.03.2016).

Spese per animali domestici: a chi spettano? Rileva la proprietà dell’animale?

Adottando tale soluzione, viene altresì stabilito l’obbligo di ripartizione al 50% delle spese per mantenimento, che possono essere le cure mediche, il cibo e tutto ciò che risulta essere necessario per garantire il benessere dell’animale. (Trib. Cremona, sent. del 11.06.2008).
Assolutamente irrilevante, invece, ai fini dell’affidamento è l’intestazione dell’animale (così come risultante dal microchip che ogni esemplare deve avere per legge): l’animale domestico non è infatti un bene registrato, ma si tratta di un essere vivente, e in quanto tale instaura un vero e proprio rapporto affettivo con l’intero nucleo familiare. Sarà pertanto necessario regolare al momento della separazione i diritti e gli obblighi nei confronti dell’animale domestico, con la consapevolezza che l’intestazione e la proprietà dello stesso sono assolutamente irrilevanti.

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