Il ricorso per per decreto ingiuntivo è uno strumento con cui il creditore può ottenere un ordine del Giudice che ingiunga al debitore il pagamento di una somma di denaro o la consegna di un bene. Si tratta di una procedura caratterizzata dal fatto che l’ordine di pagamento, e cioè il decreto ingiuntivo, viene emesso senza che il debitore venga sentito, quest’ultimo infatti viene a sapere dell’esistenza del decreto solo al momento della notifica, e quindi successivamente alla sua emissione.
E anche vero, però, che il credito vantato dal creditore deve avere determinati requisiti per poter ricorrere a tale strumento. Nello specifico, deve trattarsi di credito fondato su prova scritta: ad esempio si potrà richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo per una fattura impagata, o per crediti che sorgono da contratto, come ad esempio le rate di un finanziamento, ma non si potrà ricorrere a tale strumento tutte le volte che il credito non è fondato su prova scritta, come ad esempio per il risarcimento di un danno.
Il decreto ingiuntivo è semplice da ottenere: si deve presentare apposito ricorso al giudice competente (e cioè tribunale o giudice di pace, a seconda del valore) e attendere quindi l’emissione del decreto, cosa che avviene solitamente entro 1-2 mesi.
Nella maggior parte dei casi, il Giudice ingiunge al debitore di pagare nel termine di 40 giorni dalla notificazione del ricorso e pedissequo decreto ingiuntivo. Tuttavia, in alcuni casi il codice di procedura civile prevede che al debitore venga ingiunto di pagare immediatamente, senza il termine di 40 giorni. Ciò può accadere ad esempio per il pagamento delle spese condominiali che siano già state deliberate dall’assemblea, o per quei crediti che risultano da un atto notarile. Si tratta di decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi. In questi casi il creditore provvede a notificare anche l’atto di precetto, ordinando al debitore di pagare entro 10 giorni.
In entrambi i suddetti casi, il debitore ha comunque 40 giorni per fare opposizione al decreto ingiuntivo. Infatti, posto che l’ingiunzione è stata emessa senza la partecipazione del debitore, a quest’ultimo viene sempre garantita la possibilità di far valere le proprie ragioni.
L’opposizione deve essere fatta mediante citazione in opposizione redatta da un avvocato: si tratta di un atto che il debitore deve notificare al creditore nel termine di 40 giorni dal ricevimento della notifica del decreto ingiuntivo. Con tale atto potranno essere fatte valere tutte le difese del debitore. A titolo esemplificativo, se il debitore può provare di aver pagato, potrà essere eccepita l’estinzione del credito, o la prescrizione, o la compensazione con altri crediti del debitore. Con l’opposizione a decreto ingiuntivo possono essere fatti valere anche vizi procedurali, e cioè violazione delle norme che disciplinano il procedimento di emissione e notifica del decreto.
Se l’opposizione è fondata su prova scritta o su elementi che comunque dimostrino facilmente l’insussistenza e l’infondatezza della pretesa del creditore, l’esecutività del decreto potrà essere sospesa. Ciò è di fondamentale importanza perchè in tal modo si sospende qualsiasi potenziale attività esecutiva che il creditore potrebbe porre in essere (ad esempio il pignoramento dei beni del debitore). Risulta quindi essenziale redigere una corretta opposizione posto che in mancanza il creditore potrà procedere con l’espropriazione forzata (nel caso di decreto emesso provvisoriamente esecutivo) oppure, nel caso di decreto non immediatamente esecutivo, chiedere e ottenere la provvisoria esecuzione anche se è stata promossa opposizione.
Infine, i motivi di opposizione, soprattutto quelli procedurali, devono essere valutati tempestivamente da un avvocato, posto che se non viene promossa opposizione entro il termine di 40 giorni, il decreto diverrà una sentenza definitiva di condanna e non sarà più possibile contestare l’importo ingiunto.

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