Il risarcimento dovuto ai passeggeri nel caso in cui sia intervenuta la cancellazione del volo con coincidenza o nell’ipotesi di ritardo prolungato dovrà essere calcolato esclusivamente in funzione della distanza che separa l’aeroporto di partenza e quello di arrivo. La circostanza per cui la distanza realmente percorsa dal volo sia, in forza di uno scalo intermedio, maggiore della distanza tra l’aeroporto di partenza e di arrivo non ha effetti sulla quantificazione dell’indennizzo per il risarcimento. Tale principio è stato recentemente affermato dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea, nella sentenza emessa all’esito della causa C-559/16 (Birgit Bossen, Anja Bossen e Gudula Gräßmann/Brussels Airlines SA/NV).
Il procedimento è stato promosso da alcuni passeggeri diretti da Roma ad Amburgo con scalo intermedio a Bruxelles a bordo di un volo della Brussels Airlines. Il tutto nasce dal fatto che il loro volo atterrava ad Amburgo con un ritardo di ben tre ore e cinquanta minuti… essi si sono quindi rivolti all’Amtsgericht Hamburg (il Tribunale di Amburgo) con l’intento di ricevere il risarcimento del danno previsto dal Regolamento dell’U.E. in materia di compensazione pecuniaria per i passeggeri che adoperano il trasporto aereo. Il suddetto regolamento, secondo l’interpretazione della Corte di giustizia, stabilisce che, nel caso caso vi sia un ritardo superiore a tre o più ore, i passeggeri hanno il diritto a vedersi riconosciuta una compensazione pari ad € 250 per quei voli che sono inferiori o uguali a 1.500 Km e di € 400 per i voli che sono superiori a 1.500 Km e che collegano due Stati U.E. Trattandosi tuttavia di un volo con scalo e non un volo diretto, i km complessivi (1.656) erano superiori a quelli che avrebbe percorso un volo diretto (1.326) con le relative conseguenze in merito alla liquidazione dell’indennizzo.
Il giudice tedesco ha quindi rivolo la questione alla Corte di Giustizia, chiedendo a quest’ultima quale dei due chilometraggi fosse da prendere in considerazione ai fini del risarcimento, posto che vi sarebbe stata un’evidente differenza nell’importo da riconoscere quale compensazione pecuniaria.
Nella propria sentenza la Corte osserva preliminarmente che, per quanto riguarda il diritto a ricevere la compensazione pecuniaria, il regolamento non prevede alcuna differenza a seconda che i passeggeri danneggiati arrivino alla loro destinazione tramite un volo diretto o un volo con scalo. La Corte quindi conclude che, per entrambi i casi, i passeggeri delle diverse tipologie di volo devono ricevere lo stesso trattamento al momento della quantificazione dell’importo per la compensazione pecuniaria.
Infatti, la Corte ha osservato che i diversi scaglioni di compensazione previsti dal regolamento rappresentano di fatto la diversa entità del disagio che i viaggiatori subiscono per non avere la possibilità di riorganizzare il proprio viaggio ed evitare in tal modo la perdita di tempo derivata dall’annullamento del proprio volo o all’ingente ritardo. Pertanto, per la Corte, la circostanza che il volo fosse “diretto” o “con scalo” non può incidere sull’entità del disagio e, per quanto concerne la determinazione della somma da corrispondere a titolo di compensazione, si deve considerare esclusivamente la distanza “in linea retta” che un volo diretto percorrerebbe tra l’aeroporto di partenza e l’aeroporto di arrivo. Quindi, nel caso in questione, il risarcimento è stato limitato in € 250, e così sarà nei casi analoghi che si dovessero presentare in futuro.

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