La legge che stabilisce, quale requisito necessario per l’ammissione alla scuola di polizia, una altezza minima che non tiene in considerazione alcuna distinzione in base al sesso del candidato, può comportare una discriminazione nei confronti delle donne. Soprattutto se si considera che tale parametro non sempre può risultare necessario per assicurare la qualità dei servizi resi dalla polizia. In tal senso si è espressa la Corte di Giustizia Europea, con la recentissima sentenza emanata all’esito del procedimento C-409/16.
La questione riguardava un fatto accaduto in Grecia, dove il capo della Polizia aveva pubblicato un bando di concorso per l’ammissione, nell’anno accademico 2007/2008, all’ambita scuola di polizia. Nel bando veniva richiamata una norma della legge greca, in forza della quale a tutti i candidati, a prescindere dal sesso, veniva richiesto quale requisito necessario un’altezza minima di 170 centimetri. Tale altezza minima non veniva però raggiunta da una donna, la cui domanda di partecipazione al concorso veniva quindi rigettata poiché inammissibile. Nel nostro paese il requisito dell’altezza minima per l’ammissione al concorso di reclutamento nelle Forze dell’Ordine è stato abrogato dal D.P.R. 17 dicembre 2015, n. 207.
La candidata greca, invece, ha promosso ricorso avanti al Dioikitiko Efeteio Athinon (e cioè la Corte amministrativa di Atene), lamentando di essere stata vittima di discriminazione di sesso. Il Dioikitiko Efeteio Athinon, in risposta, ha accolto il ricorso e ha annullato la decisione del corpo di polizia, affermando che la legge greca non era conforme al principio di natura generale che sancisce l’uguaglianza tra uomini e donne.
Tuttavia, il ministro degli Interni e il ministro della Pubblica Istruzione hanno impugnato il suddetto provvedimento avanti al Symvoulio tis Epikrateias (che sarebbe il Consiglio di Stato greco). Quest’ultimo ha quindi rimesso la questione alla Corte di Giustizia, a cui si è rivolto al fine di chiarire se il diritto dell’Unione sia di impedimento ad una normativa di natura nazionale che stabilisca un’altezza minima identica per ogni candidato, sia di sesso maschile che di sesso femminile, al concorso per l’ammissione alla scuola di polizia.
Con la sentenza in esame, la Corte ha statuito che “la fissazione di una altezza minima identica per tutti i candidati, uomini o donne, costituisce una discriminazione indiretta, dal momento che sfavorisce un numero molto più alto di donne che di uomini”.
Tuttavia, una siffatta regolamentazione non andrebbe a costituisce una discriminazione indiretta allorquando ricorrano due condizioni, la cui verifica è rimessa al giudice nazionale:
1) la legge che prevede il limite di altezza minima deve essere oggettivamente giustificata da una finalità concreta e legittima, come ad esempio quella di garantire la natura operativa e il buon funzionamento del servizio di sicurezza erogato dalla polizia;
2) è necessario che i mezzi adoperati per il conseguimento di tale finalità siano appropriati e necessari.
In effetti, se da una parte è vero che ci sono determinate funzioni del corpo di polizia che per la loro natura potrebbero richiedere l’impiego della forza e quindi presupporre una valutazione di idoneità fisica, è anche vero che per alcune altre funzioni, quali l’assistenza al pubblico o lavoro d’ufficio, non vi è motivo di ritenere necessaria una valutazione fisica del soggetto, in particolar modo sulla sua altezza minima.
Nemmeno si potrebbe affermare con certezza, a onor del vero, che anche per quelle attività di natura fisica la componente dell’altezza minima possa effettivamente assumere un particolare rilievo, non essendo le abilità del singolo necessariamente collegate alla sua statura. In ogni caso, se in futuro dovesse ripresentarsi la questione anche nel nostro ordinamento, l’obiettivo di garantire l’adeguato funzionamento e assolvimento dei doveri della polizia potrebbe essere conseguito anche con misure che non siano così svantaggiose, e quindi discriminatorie, per le donne: si potrebbe ad esempio ipotizzare una preselezione dei candidati mediante esame pratico, al fine di verificarne le capacità fisiche a prescindere dalla loro altezza.

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