In caso di investimento del pedone che attraversa la strada, parrebbe essere “automatica” la responsabilità del conducente del veicolo. In realtà, il pedone non ha sempre ragione. Indubbio è che il conducente debba prestare attenzione quando è alla guida, cercando di prevedere e prevenire il rischio di incidenti derivanti dalle altrui violazioni del codice della strada. Vogliamo tuttavia in questa sede ricordare che il Codice della strada prevede anche a carico dei pedoni il rispetto di alcune norme basilari, tra di esse, l’art. 190, comma 2, C.d.S., dispone che: “I pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi e dei soprapassaggi. Quando questi non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri”.
Ne consegue che la violazione della summenzionata norma integra un’ipotesi di concorso del fatto colposo del danneggiato. O addirittura, in presenza di ulteriori e determinati elementi di colpa (ad esempio, la strada scarsamente illuminata o la velocità di attraversamento o ancora la presenza di vegetazione a coprire la presenza del pedone), quest’ultimo può essere ritenuto integralmente responsabile nella causazione del
 sinistro, in particolare nell’ipotesi in cui si ponga improvvisamente ed imprevedibilmente sulla traiettoria del veicolo in marcia.
Precisa infatti la Suprema Corte sul punto che, in materia di responsabilità civile da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, in caso di investimento di pedone, la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era da parte di quest’ultimo alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione questa ricorrente allorché il pedone tenga una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si trovi nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti; tanto si verifica quando il pedone appare all’improvviso sulla traiettoria del veicolo che procede regolarmente sulla strada, rispettando tutte le norme della circolazione stradale e quelle di comune prudenza e diligenza incidenti con nesso di causalità sul sinistro”.
In tal caso, la prova liberatoria di cui all’art. 2054 c.c., qualora dalla circolazione di un veicolo derivino 
danni a persone o cose, non deve essere necessariamente data dimostrando di avere tenuto un comportamento esente da colpa e perfettamente conforme alle regole del codice della strada, ma può risultare anche dall’accertamento che il comportamento della vittima sia stato il fattore causale esclusivo dell’evento dannoso, comunque non evitabile da parte del conducente. Pertanto può ribadirsi il principio che “il pedone, il quale attraversi la strada di corsa sia pure sulle apposite strisce pedonali immettendosi nel flusso dei veicoli marcianti alla velocità imposta dalla legge, pone in essere un comportamento colposo che può costituire causa esclusiva del suo investimento da parte di un veicolo, ove il conducente, sul quale grava la presunzione di responsabilità di cui all’art. 2054 c.c., dimostri che l’improvvisa ed imprevedibile comparsa del pedone sulla propria traiettoria di marcia ha reso inevitabile l’evento dannoso, tenuto conto della breve distanza di avvistamento, insufficiente per operare un’idonea manovra di emergenza”.

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