Il numero di profili fake, in rete, è altissimo. Sono in costante aumento le vittime di questo reato che, tecnicamente, si chiama sostituzione di persona ed è punibile ai sensi dell’art. 494 del codice penale, con la pena della reclusione fino ad un anno. Non si tratta di un reato procedibile a querela della persona a cui l’identità è stata sottratta, ma può essere denunciato anche da terzi. Il bene giuridico tutelato, infatti, è la fede pubblica, ossia la fiducia che gli altri utenti ripongono nelle identità altrui.

Quando la creazione di profili fake diventa punibile come reato?

Deve esserci il dolo specifico dell’autore, il quale deve avere come finalità quella di arrecare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio per mezzo dei profili fake, senza che tale scopo debba necessariamente poi verificarsi affinché il reato sia punibile. È sufficiente, in altre parole, la mera intenzione. Per la Corte di Cassazione, per integrare il suddetto reato basta anche semplicemente la finalità di soddisfare la propria vanità, come ad esempio ottenere dei “like” o dei messaggi dai fan (in tal senso si è espressa la Corte di Cassazione con la sent. n. 25774/2014). Si tratta di una nuova interpretazione della norma penale che di fatto ha come conseguenza che il reato sia configurabile tutte quelle volte in cui un utente crei dei profili fake su facebook (o di qualunque altro social network).

Come difendersi dai profili fake?

Un primo problema consiste nella difficoltà che si ha nel rintracciare i veri soggetti che si nascondono dietro i profili fake. Questi ultimi, infatti, fanno spesso uso di tecnologie all’avanguardia in grado di mascherare il proprio indirizzo IP e rendersi di fatto “invisibili”.
Spesso, poi, sono le piattaforme social a non voler collaborare con le autorità, magari perché i server sono collocati in paesi dove lo stesso fatto non costituisce reato (questo è ad esempio il caso di Instagram).
Lo strumento che pare essere il più efficace è quello del ricorso al Garante per la protezione dei dati personali. Per avviare correttamente tale procedimento è però necessario seguire alcuni passaggi. Per prima cosa è necessario inviare una raccomandata con avviso di ricevimento alla sede europea della piattaforma o social network (quindi, ad esempio, alla sede irlandese di Facebook, e non a quella italiana).
Nella richiesta si dovrà chiedere espressamente la copia di tutti i dati presenti sul social network che lo riguardano, tra cui informazioni, fotografie, profili aperti a suo nome. Contestualmente si dovrà fare richiesta affinché il social network proceda con il blocco dei profili fake e la cancellazione dei dati inseriti.
Si tratta quest’ultimo di un diritto già previsto dall’art. 7 del D.lgs 196/2003 che ora è stato rafforzato dal Regolamento UE 679/2016, che sarà applicabile a decorrere dal prossimo 25 maggio 2018.
Cosa fare nel caso in cui il social network decidesse di non rispondere o di non cancellare i dati? È qui che entra in gioco il Garante per la protezione dei dati personali, il quale avrà il potere di ordinare al social network di interrompere immediatamente il trattamento dei dati relativi all’interessato.
Il Garante potrà altresì ordinare che i suddetti dati vengano conservati in modo da consentire alle autorità lo svolgimento delle attività di indagine.

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