airbnb consiglio di stato Il Consiglio di Stato ha invitato il Tar del Lazio a provvedere in tempi brevi alla discussione delle questioni che sono state sollevate da Airbnb. In particolare, il tema verte sulla tassa che impone agli intermediari il compito di raccogliere la cedolare secca sugli affitti brevi. Airbnb ha promosso ricorso avverso detta tassa sugli affitti brevi, domandando la relativa sospensione, tuttavia il Tar con provvedimento dello scorso 18 ottobre aveva respinto tale richiesta.

Adesso, il Consiglio di Stato ha dato diverso parere, ritenendo infatti “meritevoli di un attento apprezzamento” le questioni sottoposte da Airbnb e ordinato al Tar di fissare apposita udienza. La tassa, che è stata introdotta con la manovra correttiva emessa in primavera, prevede che gli intermediari immobiliari, a prescindere che rivestano la forma di portali online, o tradizionali agenzie che operino nel mercato degli affitti a fini turistici, operino quali sostituti d’imposta: raccogliendo cioè le tasse dovute dai proprietari di casa e trasmettendo tutte le informazioni all’Agenzia delle Entrate. Nel mese di ottobre il Tar, con riserva di approfondire talune questioni di rilevanza anche sotto il profilo comunitario, aveva affermato che “non si palesano discriminatorie laddove esse ragionevolmente si applicano, per la parte relativa agli obblighi di versamento, solo agli intermediari che intervengono nel pagamento del canone di locazione”.

Airbnb ha quindi formulato appello al Consiglio di Stato avverso l’Agenzia delle Entrate. Il 13 dicembre è stata emessa ordinanza con cui il Consiglio di Stato ha accolto solo parzialmente le richieste. Si tratta comunque di una notizia positiva per Airbnb, che pochi giorni prima aveva comunque ottenuto il parere positivo dell’Antitrust, secondo cui la tassa danneggia la concorrenza. Alla richiesta da parte del Consiglio di Stato di immediata fissazione di udienza il portale Aribnb ha osservato che “le molteplici questioni dedotte dalle appellanti in relazione alla paventata lesione del diritto dell’Unione Europea appaiono meritevoli di attento apprezzamento e come tali devono essere approfondite nella più opportuna sede del merito”.

D’altronde Airbnb ha più volte affermato di essere pronto a rivolgersi alle competenti sedi comunitarie nel caso in cui l’ordinamento italiano dovesse risultare sordo alle sue richieste. Rimaniamo quindi in attesa di conoscere quale sarà l’epilogo della vicenda.

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