Consulenza Legale in Diritto Penale

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Consulenza Legale in Diritto Penale2019-04-14T21:28:12+00:00

CONSULENZA LEGALE IN DIRITTO PENALE

Il diritto penale si occupa di disciplinare quelle condotte ritenute dannose per la società e gli individui, prevedendo misure repressive e pene per la commissione delle suddette condotte, qualificandole come reati. Si tratta di una disciplina complessa in quanto trova la sua fonte non solo nel codice penale ma anche in molteplici testi legislativi.
L’assistenza legale di un avvocato in ambito penale è fondamentale dati gli interessi in gioco, primo fra tutti la libertà personale.

Che differenza c’è tra diritto civile e diritto penale?

La risposta può sembra può sembrare intuitiva, ma invero tra il diritto civile e il diritto penale vi è una fondamentale differenza che spesso non risulta essere di immediata percezione. Infatti, se nell’ambito del diritto civile è consentito agli individui di regolamentare a loro piacimento i rapporti con gli altri soggetti di diritto, permettendo in altre parole la libera regolamentazione dei rapporti tra i privati, così non è in ambito penale. In questo settore, infatti, le sanzioni e le forme di repressione dei reati sono stabilite in via esclusiva dallo Stato.
Pertanto, se in una controversia civile la parti possono liberamente decidere di rinunciare all’azione nei confronti della controparte, in un procedimento penale a procedibilità d’ufficio tale scelta non avrebbe alcun effetto, dato che l’azione è riservata appunto allo Stato, nella persona del Pubblico Ministero.
Rimane ferma la possibilità per la parte offesa di agire in sede civile per il risarcimento del danno o costituirsi parte civile direttamente nel procedimento penale instaurato a seguito del rinvio a giudizio.

Differenza tra delitti e contravvenzioni

I “reati” sono quelle fattispecie di illecito che assumono rilevanza penale (è scorretto infatti dire “reato penale”, posto che di fatto si tratterebbe di una ripetizione). Essi possono a loro volta essere divisi in due sottocategorie: delitti e contravvenzioni.
I delitti vengono considerati più gravi delle contravvenzioni. Si distinguono principalmente per la pena prevista: infatti, a seconda della pena sancita dall’art. 39 c.p., si definiscono delitti quei reati per i quali è prevista la pena dell’ergastolo, della reclusione oppure della multa. Diversamente, le contravvenzioni vengono punite con la pena dell’arresto o dell’ammenda.
Ai nostri fini, basti sapere che vi è un’importante differenza sotto il profilo dell’elemento soggettivo (ossia dolo o colpa) a seconda che il reato sia un delitto o una contravvenzione. Solo i delitti infatti, richiedono la verifica del “dolo” da parte del soggetto agente (salvo diversamente previsto dallo stesso codice penale, si pensi ad esempio all’omicidio colposo) mentre le contravvenzioni sono punite a prescindere dall’intenzione (dolo) dell’imputato nell’aver commesso il fatto.
Infine, si rammenti che per le contravvenzioni non è configurabile il tentativo, le stesse possono inoltre essere estinte mediante oblazione, i termini per la prescrizione sono più brevi (art. 157 c.p.) e non è applicabile l’istituto della recidiva.

Differenza tra reato ed illecito amministrativo

Reato e illecito amministrativo sono due fattispecie da non confondere posto che tra le due solo il reato ha una vera e propria rilevanza penale. Infatti, la commissione di un illecito amministrativo non implica mai la soggezione ad indagini o ad un processo penale. Pertanto, non si acquisterà in nessun caso la qualità né di indagato, né di imputato.
Di conseguenza, non vi è il rischio che la “fedina penale” venga alterata a seguito della commissione di un illecito amministrativo. Infatti, tali fattispecie di illecito non implicano nessuna iscrizione all’interno del casellario giudiziale, proprio in quanto considerate molto meno gravi dei reati. Pertanto, sia ad un controllo presso il Casellario, sia in sede di autocertificazione, non vi sarà alcun riferimento a precedenti penali.
Il tipico esempio di illecito amministrativo è quello che deriva dalla violazione del codice della strada, salvo che la legge non preveda specifici reati (ad esempio la guida in stato di ebbrezza, quando il tasso alcolico riscontrato nel guidatore è superiore a 0,8 grammi per litro)

Le cause di giustificazione e la legittima difesa

La consulenza di un Avvocato penalista non può esimersi dal verificare se non vi siano, nel caso specifico, cause di giustificazione.
Queste ultime consistono in situazioni di fatto nelle quali è previsto che la condotta dell’individuo (condotta che normalmente sarebbe punibile in quanto prevista come reato) non assuma rilevanza penale in quanto esiste una norma che autorizza il soggetto a compiere detta azione o addirittura la impone.

I casi in cui la punibilità è esclusa per espressa previsione di legge sono i seguenti:

  • Il consenso dell’avente diritto.
  • L’esercizio di un diritto.
  • L’adempimento di un dovere.
  • La legittima difesa.
  • Lo stato di necessità

Tra i più rilevanti vi è di certo la legittima difesa, definibile come la reazione nei confronti di una aggressione, che tuttavia deve presentare determinati requisiti.
Innanzitutto la reazione all’aggressione deve essere necessaria. Non deve quindi essere possibile, per il soggetto a cui la minaccia è rivolta, agire diversamente al fine di evitare un pregiudizio a suo danno.
Deve poi esserci proporzionalità. In altre parole, la reazione alla minaccia non può risultare in una lesione maggiore rispetto all’offesa che avrei subito dalla minaccia (ecco perché non è possibile uccidere il ladro che, disarmato, ruba i soldi dalla cassa e fugge)

Querela e condizioni di procedibilità

Abbiamo già discusso di come in ambito penale il dovere di agire sia riservato allo Stato, nella persona del Pubblico Ministero, e non alla parte offesa. Tuttavia, vi è un’eccezione. Nel caso dei reati procedibili a querela di parte, l’azione penale potrà essere avviata dal Pubblico Ministero solo nel caso in cui la parte offesa abbia sporto querela.
In questo caso sarà quindi il privato cittadino a scegliere se una determinata persona potrà essere indagata (e nel caso di accertata colpevolezza punita) per uno specifico reato. Si tratta di casi in cui il reato è previsto dalla legge a tutela della persona: si pensi ad esempio ai reati di minaccia, o diffamazione. In assenza di querela, la legge ritiene che non vi sia necessità per il Pubblico Ministero di procedere d’ufficio, in quanto si tratta di reati che ledono maggiormente il singolo piuttosto che la collettività.
Ai sensi dell’art. 124 c.p. la querela può essere depositata entro tre mesi dal momento in cui è avvenuto il fatto che costituisce reato. Si rammenti che è possibile fare espressa rinuncia alla querela, con la conseguenza che, successivamente a detta rinuncia, non sarà più possibile chiedere di procedere nei confronti del responsabile. Rivolgersi ad un avvocato che possa transare con la controparte in merito al relativo diritto di depositare querela può essere importante nella fase immediatamente successiva alla commissione del fatto.

L’omicidio stradale

Abbiamo in precedenza fatto l’esempio della violazione di una norma del codice della strada al fine di spiegare cos’è una sanzione amministrativa. Ebbene, vi sono dei casi però in cui la condotta del conducente può configurare un vero e proprio reato.

Introdotto con l’art. 589 bis c.p. si tratta di una peculiare forma di omicidio colposo che punisce chiunque cagiona la morte di una persona a seguito della violazione delle norme che disciplinano la circolazione stradale.

La pena edittale è quella della reclusione da due a sette anni, che però è destinata ad essere aumentata nel caso intervengano determinate fattispecie aggravanti.
In primo luogo, è previsto un aumento di pena nel caso in cui la morte venga causata per colpa di un soggetto che si pone alla guida di un veicolo con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l o dopo aver assunto sostanze psicotrope o stupefacenti. In questo caso la pena è aumentata: si prevede infatti la reclusione da otto a dodici anni
Vi è poi un’ulteriore ipotesi di aggravante, prevista dall’art. 589-bis c.p. che si verifica in quei casi in cui la morte venga provocata per colpa di un conducente che presenti un tasso alcolemico tra lo 0,8 e 1,5 g/l (in questo caso non è previsto il caso di uso di stupefacenti, riservato alla fattispecie più grave di cui al paragrafo precedente). In questo caso l’aumento di pena è infatti minore. Nello specifico, si prevede la reclusione da cinque a dieci anni.

L’utilizzo di sostanze che alterino le capacità psicofisiche del soggetto non è però l’unica ipotesi in cui il conducente possa essere accusato di omicidio stradale, e quindi perseguito penalmente.
La legge infatti ha previsto ulteriori ipotesi in cui è ravvisabile un comportamento di estrema negligenza e imprudenza. Innanzitutto, è punibile il conducente che circoli in zona urbana a velocità doppia rispetto a quella consentita (e comunque non sotto i 70 km/h) o che circoli in strade extraurbane con una velocità superiore di oltre 50 Km/h rispetto alla velocità massima consentita.
Ulteriore condotta sanzionata dalla norma penale è quella intrapresa dal conducente che circoli contromano, oppure che attraversi un’intersezione con semaforo rosso
Infine, può essere accusato di omicidio stradale il conducente che inverte la marcia nella prossimità di una curva, un dosso oppure un’intersezione. O ancora, che sorpassi un altro veicolo in prossimità di una linea continua o un attraversamento pedonale.

Cos’è la riabilitazione?

È uno strumento per “ripulire la fedina penale”. Con la riabilitazione è possibile rimuovere gli effetti derivati da una condanna penale, a patto che siano rispettate determinate condizioni.
Infatti, al fine di ottenere la riabilitazione è necessario verificare che siano rispettati i seguenti requisiti:

  1. Il decorso di almeno tre anni di tempo dal momento in cui la pena è stata espiata (o estinta);
  2. La dimostrazione della buona condotta;
  3. L’integrale pagamento delle spese processuali e degli obblighi risarcitori derivanti dalla commissione del reato

La riabilitazione interviene successivamente alla pronuncia di una sentenza di condanna e fa venire meno anche le pene accessorie.
Tra i requisiti sopra indicati, quello di maggiore rilevanza è certamente il secondo, relativo alla buona condotta. Infatti, lo scopo dell’istituto è proprio quello di promuovere e favorire la reintegrazione del condannato all’interno della società, incentivandolo, a fine di ottenere il beneficio della riabilitazione.
La riabilitazione, infatti, ha come effetto quello di rimuovere la maggior parte delle conseguenze che derivano da una condanna penale: ad esempio la perdita del diritto agli alimenti, l’interdizione dai pubblici uffici, la perdita dei diritti successori, la perdita del diritto di elettorato, e tutte le altre conseguenze che vanno a ledere la capacità giuridica del condannato.
Data la natura dell’istituto, è sempre necessario un attento studio della situazione specifica del singolo soggetto.

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