Ha così affermato la sentenza in commento, ossia che “Quanto al danno, se non può ravvisarsi alcun danno patrimoniale perché un cucciolo di cane meticcio nato in casa e senza alcun valore economico non può aver cagionato una perdita economica ai suoi padroni, diverso è il discorso relativo alla responsabilità non patrimoniale”.
Centrale diventa dunque l’indagine circa l’eventuale rilevanza costituzionale del rapporto affettivo instaurato tra la persona e il proprio animale domestico: non può negarsi tutela in presenza di un danno non patrimoniale conseguente alla lesione di un interesse della persona umana alla conservazione di una sfera di integrità affettiva costituzionalmente protetta. Peraltro, già le sentenze gemelle della Suprema Corte a Sezioni Unite del 2008 nel delineare la responsabilità per i danni non patrimoniali espressamente avevano previsto che “la tutela non è ristretta ai casi di diritti inviolabili della persona espressamente riconosciuti dalla Costituzione nel presente momento storico, ma deve ritenersi consentito all’interprete rinvenire nel complesso sistema costituzionale indici che siano idonei a valutare se nuovi interessi emersi nella realtà sociale siano non genericamente rilevanti per l’ordinamento, ma di rango costituzionale attenendo a posizioni inviolabili della persona umana”. È indubbio che, rispetto al passato, si sia rafforzato nella visione della comunità il bisogno di tutela di un legame che è diventato più forte tra cane e padrone, cosicché non possa considerarsi come futile la perdita o il ferimento dell’animale e, in determinate condizioni, quando il legame affettivo è particolarmente intenso così da far ritenere che la perdita o il ferimento vadano a ledere la sfera emotivo-interiore del o dei padroni, il danno vada risarcito.
La sentenza pavese sembra dunque compiere un apprezzamento della realtà sociale e dell’acquisita speciale rilevanza, nella tavola dei valori condivisa, della relazione affettiva uomo-animale, senza che queste considerazioni siano tuttavia accompagnate da un’adeguata ricerca di indici normativi idonei a corroborarle a livello giuridico-positivo. D’altro canto, l’affermazione per cui la rottura del legame del danneggiato col proprio animale domestico sarebbe coincisa con la “lesione di un interesse della persona umana alla conservazione di una sfera di integrità affettiva costituzionalmente protetta” pare sintomatica di quella vera e propria inversione logica a cui abbiamo poc’anzi accennato, consistente nella individuazione di un diritto, rilevante ex art. 2 Cost., avente per oggetto la stessa “personalità” dell’uomo e, come tale, suscettibile di esser infranto ogniqualvolta una relazione affettiva o una consolidata abitudine di vita sia travolta o menomata dalla condotta di un terzo.

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