La Corte di Cassazione si è nuovamente espressa in merito ai controlli posti in essere dal datore di lavoro verso i propri dipendenti, con riferimento a quanto previsto dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori e del D.lgs. 196/2003 (“Codice Privacy”).Con la sentenza n. 22313/2016 è stato riconosciuto al datore di lavoro il diritto di effettuare controlli mirati sui lavoratori (direttamente o attraverso la propria struttura), al fine di verificare che venisse rispettato il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro, come ad esempio i computer aziendali.

Il caso è partito da un’azione disciplinare nei confronti di un dipendente al termine di un’attività di ispezione volta a verificare il rispetto dei regolamenti interni dell’azienda in tema di utilizzo e sicurezza dei dispositivi informatici utilizzati dai dipendenti. Il lavoratore in questione aveva infatti eliminato l’intero contenuto del disco rigido del pc aziendale, rendendo così impossibile continuare la suddetta attività ispettiva.
La Corte di Cassazione ha ritenuto che tale modalità di controllo sia legittima, a patto che venga preservata e rispettata la dignità e la libertà del lavoratore in base ai fondamentali principi di correttezza, non eccedenza e di pertinenza previsti dal D.lgs. 196/2003.

In seguito, la Corte di Cassazione, con sent. n. 22662, si è altresì pronunciata in merito ai cosiddetti controlli difensivi. Si tratta di quei controlli non finalizzati alla verifica da parte del datore di lavoro dell’esatto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro, ma sono finalizzati ad accertare quegli eventuali illeciti commessi dai dipendenti durante lo svolgimento del proprio lavoro.

Nel caso trattato dalla Corte, il datore di lavoro aveva installato una telecamera nella reception dell’azienda con l’intento di sorvegliare la cassaforte. Dai video era quindi emerso che una dipendente aveva rubato una busta contente denaro. In una siffatta situazione, la Suprema Corte ha ritenuto di non poter applicare quelle garanzie procedurali sancite dall’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori.

Al contrario, ha stabilito la Corte che il controllo posto in essere dal datore di lavoro: “non atteneva all’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro, ma era destinato ad accertare un comportamento che poneva in pericolo la stessa sicurezza dei lavoratori, oltre al patrimonio aziendale, determinando la diretta implicazione del diritto del datore di lavoro di tutelare la propria azienda mediante gli strumenti connessi all’esercizio dei poteri derivanti dalla sua supremazia sulla struttura aziendale”.

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