Telecamere sul pianerottolo del condominio: non integrano reato! (Cassazione penale, sez. V, 30 maggio 2017, n. 34151)

Non ravviserebbe la Corte di Cassazione alcuna violazione della privacy dall’installazione di una telecamera sul pianerottolo da parte di un condomino. La motivazione espressa con la recentissima sentenza n. 34151/2017 è condivisibile: le scale di un condominio e i pianerottoli delle scale condominiali, destinati ad essere utilizzati da un numero indeterminato di persone, non assolvono alla funzione di consentire l’esplicazione della vita privata al riparo da sguardi indiscreti, perché sono, in realtà, destinati all’uso di un numero indeterminato di soggetti e di conseguenza la tutela penalistica di cui all’art. 615 bis c.p. non si estende alle immagini eventualmente ivi riprese.
Ricorda infatti la Suprema Corte che “l’art. 615-bis è funzionale alla tutela della sfera privata della persona che trova estrinsecazione nei luoghi indicati nell’art. 614 c.p.; vale a dire, nell’abitazione e nei luoghi di privata dimora, oltre che nelle “appartenenze” di essi”. Si tratta, dunque, “di nozioni che individuano una particolare relazione del soggetto con l’ambiente ove egli svolge la sua vita privata, in modo da sottrarla ad ingerenze esterne indipendentemente dalla sua presenza”.
Non era stato dello stesso avviso il Tribunale che, in primo grado, aveva condannato l’uomo per il reato di interferenze illecite nella vita privata ex art. 615- bis c.p. per aver installato tale telecamera sul muro del pianerottolo condominiale, vicino alla porta d’ingresso della propria abitazione, con cui inquadrava la porzione di pianerottolo prospiciente la porta della casa stessa, nonché “la rampa delle scale condominiali e una larga parte del pianerottolo condominiale”, in tal modo videoregistrando chiunque entrasse nel raggio d’azione della telecamera. Già in secondo grado tuttavia l’uomo era stato assolto per insussistenza del fatto sicché la Corte d’Appello aveva negato che il pianerottolo condominiale potesse rientrare nella nozione di privata dimora, di cui all’art. 614 c.p. Da conforme ragionamento si giunge alla conferma della pronuncia della Cassazione in oggetto, i cui giudici hanno concluso che la telecamera in questione aveva un raggio di ripresa che non era in grado di riprendere nessuno spazio privato del ricorrente, poiché tecnicamente andava ad inquadrare solamente l’uscio di casa dell’imputato e una parte del pianerottolo condominiale e che neppure la rampa delle scale che portava al piano superiore era completamente ripresa. Da qui il rigetto del ricorso e la condanna alle spese di giudizio.

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2017-10-14T19:36:18+00:0028 Giugno 2017|Condominio|

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